Indice
Un breve sguardo storico di Brescia
Una passeggiata per le vie di Brescia
L'arco a tutto sesto
Circonferenza e cerchio
Arco a sesto acuto
Costruzione geometrica di un arco gotico
Circonferenza per tre punti
Arco a tutto sesto e un arco gotico equilatero
Un modo nuovo di vedere un arco gotico
Bifora
L'arbelo di Archimede
Archi trilobati
Costruzione di un arco trilobato
Uno strano arco trilobato in piazza Paolo VI
Tangente
Vicolo delle due torri
Arco polilobato
Il ritorno all'arco a tutto sesto
Leonardo da vinci e l'arco a tutto sesto
Arco a tutto sesto ribassato
Costruzione di un arco ribassato
Arco policentrico a tre centri
Costruzione di un arco policentrico a tre centri
Arco semiellittico
L'arco di via trieste รจ semiellittico o policentrico?
Costruzione di un arco semiellittico
Arco perfetto
Scala a chiocciola
Spirali
La spirale di Archimede
Costruzione approssimata di una spirale di Archimede
La spirale di Archimede e la progressione aritmetica
Due famosi problemi di geometria
La spirale meravigliosa
Frattali
Spirale logaritmica aurea
Spirali poligonali
Il problema dei quattro cani
L'illusione di James Fraser
Spirale iperbolica
Spirale di Fermat
Spirale di Lituus
Spirale di Cornu o clotoide
Volta a botte
Una superficie sviluppabile
Volta a crociera
Simmetria assiale
Simmetria assiale e specchi
Simmetria rotazionale
Simmetria assiale e rotazionale
Composizione di simmetrie
Composizione di simmetrie
Decorazioni nel santuario di S. Maria delle Grazie
Rosoni
Movimenti
Composizione di isometrie
Fregi
Tassellazioni regolari e semiregolari
Tassellazioni non regolari con poligoni convessi
La tassellazione come forma d'arte
Gli schemi delle tassellazioni
Studio di una pavimentazione
Tassellazioni e camera di specchi
Un breve sguardo storico di Brescia
Le origini della città risalgono alla tarda età del bronzo (XIV-XIII secolo a.C.) con l'insediamento dei Liguri sul colle Cidneo e il nome latino Brixia da cui deriva Brescia risale al termine ligure bric che indicava montagna tagliata a picco. Nel IV secolo a.C. con l'arrivo dei Celti Brescia diventa la capitale della tribù dei Galli Cenomani che si stanziarono ai piedi del colle Cidneo in direzione sud. Nel 49 a.C. Brixia divenne parte del territorio romano e ai suoi abitanti venne data la cittadinanza romana. La Brescia romana era circondata da una cinta muraria che a nord passava per le pendici del colle Cidneo dove era edificato un tempio romano, a ovest scendeva fino alla porta Milanese (oggi è nota con l'appellativo di torre di porta bruciata a causa di un incendio avvenuto nel 1184) per proseguire lungo l'attuale via delle X Giornate fino alla porta Paganora, a sud seguiva gli odierni portici di corso Zanardelli e le attuali via Antiche Mura, via Tosio fino alla porta Cremonese per proseguire in piazzale Arnaldo dove c'era la porta Torrelunga (oggi il luogo è noto come porta Venezia), a est risaliva il colle Cidneo percorrendo l'attuale via Brigida Avogadro passando per la porta San Andrea per cui la città si sviluppava nella parte est dell'attuale centro storico e assunse il tradizionale schema urbanistico ortogonale delle città romane.
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I due assi viario erano il:
Decumano Massimo
E' la via che attraversava la città in direzione est-ovest e che oggi è l'attuale via dei Musei. Il decumano massimo terminava a est con la porta San Andrea e a ovest con la porta Milanese. Lungo il decumano massimo venne eretto nel 73 d.C. per volontà dell'imperatore Vespasiano il Tempio Capitolino dedicato al culto di Giove, Giunone e Minerva che si affacciava sul foro romano di Brescia ora piazza del foro. Sul lato sud del foro era edificata la basilica (centro di attività, soprattutto commerciali e bancarie, nonchè tribunizie e oratorie) i cui resti, recuperati in lavori di restauro alla fine del Novecento, si trovano oggi in piazza Giovanni Labus, cioè sul retro dell'antica basilica. Il tempio e la basilica vennero collegati tramite due lunghi porticati, con alte colonne marmoree di cui rimangono ancora i resti, che delimitavano la piazza a est e a ovest. Sul lato ovest, al posto di un'antica domus, venne eretto un vasto complesso termale (i resti del complesso sono visibili nei sotterranei del Palazzo Martinengo Cesaresco, nobile edificio costruito nel XVI e situato all'incrocio tra via dei Musei, antico decumano della città romana, e piazza del Foro) e a nord-est, venne costruito il teatro che si apre a semicerchio addossato alla collina. Il foro divenne, come in ogni città romana, il centro della vita civile, sociale e politica della città.
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Cardo massimo
E' la via che attraversava la città in direzione Nord-sud e che oggi è l'odierna via Agostino Gallo. Il Cardo massimo terminava a sud con la porta Cremonese.Caduto l'impero romano e iniziate le invasioni barbariche, la città attraversa un lungo periodo di decadenza. Nel 452 d.C. gli Unni del re Attila saccheggiarono la città incendiando gli edifici del potere romano e il tempio Capitolino. Le ricche domus vennero distrutte o saccheggiate e abbandonate. Una frana scesa dal colle Cidneo ricoprí ciò che restava del tempio Capitolino e il foro. Solo nel 1823 il tempio fu riportato alla luce demolendo le case popolari costruite anni prima sul terreno sopraelevato rispetto alla costruzione. Nel 1826 furono rinvenuto in un'intercapedine tra il tempio e il colle Cidneo molti reperti di epoca romana tra cui la Vittoria Alata statua in bronzo del I secolo d.C. Il tempio fu parzialmente ricostruito fra il 1935 e il 1938
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e fu ristrutturata l'unica colonna del foro ancora integra e ancora oggi ben visibile in piazza del Foro dove si può osservare il diverso livello del piano di calpestio tra l'epoca romana e quello attuale).
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Nel 568 i Longobardi invadono l'Italia e Brescia diventa sede di un ducato longobardo. Nel 753 Desiderio duca di Brescia e successivamente ultimo re dei longobardi fonda con sua moglie Ansa il monastero benedettino di S. Salvatore. Il monastero venne edificato sui resti di un quartiere residenziale di età romana e nei secoli successivi è stato oggetto di ampliamenti e ricostruzini. Oggi il complesso monastico si sviluppa intorno a tre chiostri e a tre chiese d'epoche diverse: la basilica longobarda di San Salvatore VIII secolo, la chiesa romanica di Santa Maria in Solario XII secolo e la chiesa rinascimentale di Santa Giulia XVI secolo.
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Queste chiese riccamente affrescate da Floriano Ferramola (1478-1528) costituiscono il complesso monastico di S. Giulia. Nel monastero sono stati rinvenuti i resti di un gruppo di antiche domus romane dette Domus dell'Ortaglia perchè erano sotto gli orti delle monache. Le domus hanno ambienti di rappresentanza, privati e di servizio, mosaici pavimentali e affreschi parietali in discreto stato di conservazione.
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Il Parco archeologico di Brescia romana e il complesso monastico di S. Giulia entrambi situati in via dei Musei il decumano massimo dei romani sono stati dichiarati nel giugno 2011 patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Il complesso monastico di S. Giulia è attualmente il museo della città dove sono esposti circa 12.000 reperti che permettono di ripercorrere la storia della città dai Cenomani al XVIII secolo. Il Manzoni racconta che nel monastero si rifugiò Ermengarda figlia di Desiderio dopo essere stata ripudiata dal re Carlo Magno. Nel 773 Carlo Magno pone fine al dominio longobardo in Italia diventando re dei Franchi e dei Longobardi. In questo periodo furono costruite chiese e edifici utilizzando il materiale edilizio e architettonico del foro e delle domus e il centro della città ormai distrutto venne spostato a ovest (nella piazza Mercato diventata poi piazza Duomo e infine piazza Paolo VI) con le due cattedrali di Brescia San Pietro de Dom o cattedrale estiva e Santa Maria Maggiore cattedrale invernale e il battistero di San Giovanni. Con il disgregarsi del Sacro Romano Impero Carolingio, il sistema feudale entrò in crisi e Brescia, come molte altre città, rivendica la propria autonomia nei confronti dei feudatari e divenne libero Comune. La nascita del Comune di Brescia avvenne nel 1090 e le prime assemblee si svolgevano sotto una loggia di legno allestita nell'attuale piazza Paolo VI davanti alla chiesa San Pietro de Dom. Nel conflitto fra papato e impero per le investiture il Comune di Brescia manifestò la sua fede guelfa schierandosi con il Papa. Nel 1152 fu eletto re di Germania Federico I (1122-1190) detto il Barbarossa che fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero tre anni dopo. Il Barbarossa scese più volte in Italia con un potente esercito per sottomettere i comuni guelfi che avevano dichiarato la loro autonomia nei confronti dell'impero. Seguirono anni di guerre sanguinose tra l'esercito imperiale appoggiato dai comuni ghibellini e le milizie dei comuni guelfi. Nel 1158 Brescia venne assediata e dopo 15 giorni di resistenza fu costretta a sottomettersi all'imperatore che fece abbattere le mura e le torri. Nel 1167 Brescia e altre città guelfe costituirono a Pontida, in provincia di Bergamo, la Lega Lombarda un'alleanza militare per combattere il Barbarossa. Lo scontro decisivo tra l'esercito della lega lombarda, guidato dal condottiero Alberto da Giussano, e l'esercito imperiale avvenne a Legnano il 29 maggio 1176. L'imperatore fu sconfitto e con la pace di Costanza (1183) riconobbe ai comuni la loro autonomia. Con la pace e la tranquillità si ebbe un forte sviluppo economico che permise di costruire la prima cerchia di mura comunali (via Battaglie, via della Pace, corso Palestro. corso Magenta, saliente del Rebuffone), di sistemare le strade, di costruire nuovi edifici pubblici e privati e di bonificare la zona ad ovest della città. A difesa della vecchia porta S. Giovanni fu costruita la torre della Pallata (incrocio tra via Mameli e via Pace), la torre fu chiamata Pallata perchè fu costruita su poderosi pali essendo la zona acquitrinosa. Nel XVI secolo ai piedi della torre fu costruita una fontana arricchita con quattro statue che rappresentano: in alto Brescia armata, in basso a destra e a sinistra i fiumi Mella e Garza e al centro un tritone che versa l'acqua nella sottostante vasca.
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Brescia divenne un importante centro artigianale, famosa soprattutto per la lavorazione dei metalli e la fabbricazioni di armi. In questo periodo inizia l'attività della zecca di Brescia. Nel 1223 il comune di Brescia avviò l'edificazione del palazzo Broletto utilizzando come terreno un cortile cintato situato accanto alla chiesa San Pietro de Dom. Il primo fabbricato chiamato Palatium Novum Majus (nuovo palazzo grande), sede del Podestà, venne costruito in modo da unire le due torri preesistenti; quella del Popolo o del Pègol (1187) con quella dei Poncarali (1198) che più tardi fu capitozzata e inglobata nell'edificio. Sul lato ovest, questo edificio, si affaccia sulla piazza con la Loggia delle Grida, da questa balaustra venivano fatti gli annunci alla cittadinanza. Verso la fine dell'XI secolo la basilica di S. Maria Maggiore venne abbattuta per dar luogo al Duomo Vecchio di Brescia detto la Rotonda per la sua caratteristica forma circolare.
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Nel 1232 fu completato il secondo edificio, il Palatium Novum Minus, che occupa la parte orientale del cortile. Nel suo insieme la struttura formava un quadrilatero racchiudente il cortile cinto su tre lati da portici chiusi verso l'esterno e a nord da una muraglia. Il palazzo Broletto per molti anni ha rappresentato per i bresciani la sede del potere civile e il simbolo dell'autonomia comunale. La piazza Paolo VI divenne la piazza dei due poteri: civile e religioso. Tra il 1237 e il 1254 fu costruita la seconda cerchia di mura comunali: le mura scendevano dal colle Cidneo ad est per l'odierna via Brigida Avogadro e via Boifava fino alla zona di Rebuffone, dove c'era la porta di S. Matteo per Verona poi ritornavano verso sud passando per le vie Spalti S. Marco e Vittorio Emanuele, con le porte Cremona o di S. Alessandro (oggi sbocco di corso Cavour), Torzani (imbocco di via Gramsci), S. Nazaro (imbocco di corso Martiri della Libertà) poi si dirigevano a nord seguendo via dei Mille e via Calatafimi, con la porta nuova di Campibassi (incrocio con via Cairoli), porta S. Giovanni (imbocco di corso Garibaldi), porta Nuova dell'Albera (incrocio con contrada del Carmine), poi si dirigevano verso il colle Cidneo passando per via Silvio Pellico e via Pile con la porta di S. Eustachio (incrocio con via Marsala) e la porta Pile (incrocio via S. Faustino). Per i Cenomani, per i romani e la Chiesa il colle Cidneo era un luogo di culto e sulla sommità della collina sono stati rinvenuti i resti del tempio romano e della basilica di S. Stefano (la torre Mirabella era una delle due torri della facciata della chiesa). Tra XI e il XIII secolo avvenne la prima vera fortificazione del colle con cinte murarie e torri. Nel 1258 il ghibellino Ezzelino da Romano sconfisse i bresciani sull'Oglio e prese la città. Come segno tangibile della conquista ghibellina fece mozzare le torri guelfe della città, ancora oggi si può vedere in via Cattaneo la torre d'Ercole mozzata (costruita nel XII secolo dalla nobile famiglia Palazzi all'incrocio tra il decumano massimo e il cardo su antiche rovine romane). Un anno dopo Ezzelino da Romano fu sconfitto e gravemente ferito dall'esercito guelfo e morí pochi giorni dopo.
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Brescia ritrovò la liberta e tornò ad essere un libero comune. Verso la fine del tredicesimo secolo le istituzioni comunali vanno in crisi, le corporazioni non vogliono perdere i loro privilegi, nascono contrasti sia all'interno della borghesia sia all'interno delle famiglie nobili, ci sono troppe cariche pubbliche che si sorvegliano a vicenda e non sono in grado di prendere decisioni, nello stesso comune sorgono fazioni contrapposte legate ai guelfi e ai ghibellini, regna la confusione. Cosí, si fa avanti una nuova figura il Signore che si pone al disopra di tutti, e soprattutto è in grado di far rispettare le leggi e porre fine ai contrasti tra i cittadini. Formalmente le assemblee popolari e i consigli vengono conservati ma toccava al Signore l'ultima parola quando c'era da prendere una decisione. Inoltre, il signore si comportava come un principe e trasmetteva il potere acquisito ai suoi eredi. Nel 1263 Carlo I D'Angiò accettò la corona di Sicilia offertagli dal papa Urbano IV e intervenne in Italia nella lotta contro i ghibellini e la casa di Svevia che governava il regno di Sicilia con il re Manfredi. Nella battaglia di Benevento (1266) sconfisse Manfredi e conquistò il regno di Sicilia. Poi cercò di estendere il suo dominio sull'intera Italia e nel 1270 sottomise Torino e Alessandria e con l'aiuto dei guelfi divenne signore di Brescia dove governò per dodici anni. Nel 1282, con l'aiuto del capo guelfo Tebaldo Brusato, il Vescovo Berardo Maggi giunse al potere e per molti anni riportò la pace e l'ordine nella città. Fece ampliare il Broletto verso nord, sino all'attuale via dei Musei, includendo nella struttura anche la chiesa gotica di S. Agostino della quale si vede ancora la facciata con l'ampio rosone, con cornici in cotto che circondano anche gli archi a sesto acuto delle finestre. Contemporaneamente fece costruire un ampio salone sopra i portici del lato ovest. Questa aggiunta è visibile ancora oggi perchè per la costruzione della parte sopraelevata furono utilizzati mattoni rossi invece della pietra. Morto il vescovo Berardo Maggi, la città fu governata da Tebaldo Brusato fino al 1311 anno in cui Brescia venne assediata e conquistata dopo quattro mesi dal re di Germania Enrico VII (1275-1313) più noto come Arrigo VII. Furono di nuovo abbattute tutte le torri, salvo quella della Pallata, e confiscate tutte le proprietà del comune, compreso il Broletto. Enrico VII tentò di restaurare il Sacro Romano Impero e riuscí a farsi incoronare imperatore nel 1312 a Roma ma morí ben presto durante una spedizione contro la città guelfa di Firenze. Inizia per Brescia un nuovo periodo di confusione e di lotte e la città passò sotto varie Signorie. Dal 1339 al 1402 la città entrò a far parte del ducato di Milano sotto la signoria dei Visconti che trasformarono il Broletto in una struttura militare. Con un passaggio aereo posto sopra l'attuale via Musei misero in comunicazione il Broletto con le residenze delle truppe. La signoria dei Visconti, non essendo ben vista dai guelfi bresciani e temendo una sommossa popolare, costruirono un sistema di fortificazioni che divise la città in due parti da nord a sud. Al periodo visconteo risale la cosiddetta Cittadella Nuova, una cinta muraria aggiuntiva posta a sud ovest del colle in corrispondenza delle attuali vie X Giornate e Mazzini e di corso Zanardelli. La cittadella nuova inglobava i centri del potere: politico (Broletto), religioso (basiliche) e militare (castello). Ancora oggi si possono osservare i resti del fossato visconteo realizzato sul lato est del Broletto. Furono i Visconti a dare al colle Cidneo l'aspetto di una fortezza costruendo un sistema difensivo con sei torri, il Mastio (posto sulla sommità del colle vicino alla torre Mirabella e residenza del capitano di guarnigione) circondato da mura e protetto da una fossa attraversata da un ponte levatoio e la strada del soccorso come eventuale via di fuga. Attualmente il Mastio è la sede del museo di una vasta raccolta di armi antiche. Alla morte di Giangaleazzo Visconti, esplodono di nuovo le lotte tra guelfi e ghibellini e Brescia fu occupata da Pandolfo Malatesta un capitano d'armi al servizio dei Visconti. Questi si alleò con i guelfi e ottenne per sè la signoria della città con l'assenso di Caterina Visconti. Pandolfo Malatesta che governò per diciassette anni si insediò nella parte settentrionale del Broletto e fece costruire nel piccolo cortile settentrionale un portico con archi gotici. Inoltre, sul lato ovest e sul lato nord fece inserire, sull'alto muro difensivo, una serie di merli a protezione del camminamento. In quel periodo la popolazione bresciana è di circa 8000 persone. Nel 1421 i Visconti sconfissero il Malatesta a Montichiari e si ripresero la città. Il ritorno dei Visconti creò malcontento nella popolazione e dopo cinque anni i bresciani con l'aiuto dei Veneziani cacciarono i Visconti. Inizia cosí il dominio veneziano su Brescia. Con la dominazione veneziana ebbe inizio la nascita della Brescia rinascimentale. In questo periodo, nell'area esterna all'antica porta per Milano della cinta romana venne realizzata una nuova piazza (piazza Loggia) e il nuovo centro politico della città il Palazzo della Loggia.
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Il palazzo, iniziato nel 1492 e terminarono nel 1570, fu sede dell'attività di amministrazione della giustizia durante la dominazione veneta e oggi è l'edificio simbolo della città e sede del Comune. La facciata è in marmo di Botticino e nella parte inferiore presenta un grande porticato, la loggia, diviso in nove campate su colonne, con volte a crociera, e aperta su tre lati attraverso tre ampie arcate a tutto sesto. La Piazza a pianta rettangolare nel rapporto 1:2 (la larghezza è la metà rispetto alla lunghezza) presenta sul lato meridionale in successione il Monte Nuovo di Pietà, l'Arco del Salarolo, il Monte Vecchio di Pietà, la Loggetta e le Carceri. Nelle facciate di questi edifici furono inserite a vista 23 epigrafi di età romana, e 5 lapidi del XV secolo, aventi come soggetto la fedeltà di Brescia a Venezia. Queste facciate sono, quindi, il più antico museo lapidario d'Italia. La loggetta che congiunge il Monte Vecchio di Pietà con le Carceri presenta al piano terra due grandi aperture con archi a tutto sesto che si reggono al centro su una colonna, rialzata su un piedistallo, e lateralmente poggiano su dei peducci. Sopra le due aperture ci sono sette finestre con archi a tutto sesto, tre per parte rispetto alla finestra centrale che ha una luce più larga rispetto a quelle laterali. Sopra, in corrispondenza dell'arco centrale, c'è una nicchia con una statua in marmo che rappresenta la Brescia armata.
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Di fronte al Palazzo della Loggia si estendono i portici, in stile rinascimentale, sormontati in posizione centrale dalla Torre dell'Orologio. L'orologio posto sulla torre fu costruito tra il 1544 e il 1546 e oltre a segnare le ore presenta un complesso quadrante astronomico.
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Il quadrante è stato costruito basandosi sia sul sistema geocentrico tolemaico dell'epoca che poneva la Terra al centro dell'Universo sia sul calendario Giuliano in vigore al momento della costruzione e prima dell'introduzione della riforma voluta da Gregorio XIII nel 1582. Il perno centrale del quadrante astronomico rappresenta la Terra mentre la faccia radiata del Sole è raffigurata sulla lancia delle ore che con il suo movimento rotatorio indica il percorso giornaliero del Sole. Nel quadrante è presente la corona dello Zodiaco dove sono raffigurate le 12 costellazioni zodiacali. Il moviemto della corona dello Zodiaco è sincronizzato con quello del Sole in modo da evidenziare la posizione del Sole nello Zodiaco. In particolare, nel quadrante, l'ingresso del Sole in Ariete Equinozio di Primavera, è posto in corrispondenza dell'11 marzo (calendario Giuliano), e non del 21 (calendario Gregoriano). Inoltre, nel quadrante c'è un foro che indica le fasi lunari. Sulla sommità della torre vennero collocati due figure maschili alte circa 2 metri che battono le ore con i loro martelli sulla campana di bronzo, chiamati dai bresciani I macc de le ure (i matti delle ore). La tradizione popolare li ha battezzati Tone e Batesta. Un altro capolavoro dell'architettura e della scultura rinascimentale è la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, costruita nel XV secolo in Corso Martiri della Libertà. Si racconta che in quel luogo nel 1484 avvenne un miracolo compiuto da un'immagine mariana dipinta sulla parete di un'abitazione privata e nel 1488 fu posta la prima pietra del santuario. La chiesa ha una elegante facciata in marmo di botticino con raffinate decorazioni a bassorilievo effettuate dalle stesse maestranze che stavano lavorando al Palazzo della Loggia.
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I veneziani rafforzarono il secondo circuito delle mure di epoca comunale demolendo, per ragioni di sicurezza militare, tutti gli edifici circostanti alle mure per circa un miglio. La fortezza del colle Cidneo subí molte trasformazioni: furono realizzati quattro bastioni (S. Faustino, S. Marco, S. Pietro, Pusterla), vennero modificate le torri che passarono da pianta quadrata a quella circolare per renderle più resistenti ai colpi dei cannoni, vengono costruiti alcuni edifici il Piccolo e il Grande Miglio (attualmente è ospitato il museo del Risorgimento) per il deposito delle vettovaglie e costruito il monumentale portale di ingresso ornato da un grande Leone di San Marco e dagli stemmi dei rettori veneti. Il 14 maggio 1509 nella battaglia di Agnadello l'esercito veneziano fu sconfitto dai francesi e il 23 maggio Luigi XII re di Francia entrò trionfale in Brescia. Il nuovo governo francese non incontrò il favore dei bresciani e il 3 febbraio 1512 scoppiò una rivolta che costrinse i soldati francesi a rifugiarsi nel Castello. Nella notte tra 18 e il 19 febbraio l'esercito francese, comandato dal nipote di Luigi XII, Gaston de Foix, giunto alle porte di Brescia riuscí a penetrare nel Castello attraverso la Strada del Soccorso. Il giorno 19 febbraio è ricordato come il Sacco di Brescia dove circa 12.000 soldati francesi attaccarono la città saccheggiandola selvaggiamente uccidendo migliaia di civili nel corso dei successivi giorni. I soldati francesi non rispettarono neanche i luoghi di culto e durante il massacro all'interno del Duomo Vecchio Niccolò Fontana, che allora aveva 12 anni, fu colpito alla mascella e al palato con una spada che gli provocò una forte difficoltà ad articolare le parole per questo gli venne dato il soprannome di Tartaglia, che egli stesso fece suo. Niccolò Tartaglia è considerato uno dei più importanti matematici del 500 dando un importante contributo alla soluzione delle equazioni di terzo grado. Una lapide affissa sul Duomo Vecchio ricorda gli eventi del sacco di Brescia e il tragico destino di Niccolò Tartaglia e nel 1918 fu eretto il monumento a Niccolò Tartaglia in piazza di Santa Maria Calchera. Il 27 maggio 1516 Brescia passò di nuovo ai veneziani e vi rimarrà fino al 1797. Sotto la Serenissima, Brescia godeva una sostanziale autonomia: l'amministrazione cittadina era affidata ai bresciani come le magistrature municipali mentre il capo delle forze militari (il capitano) e i capo della vita politica e giudiziaria (il podestà) erano due esponenti della Repubblica. Vennero confermati i privilegi delle nobili famiglie feudali che controllavano buona parte del territorio fuori dalla cinta muraria della città e permisero a queste famiglie di costruire lussuose dimore dentro le mura. Sotto l'influenza dei grandi maestri lagurari (Tiziano Vecellio (1490-1576) tra il 1520-1522 eseguí per la chiesa dei Santi Nazaro e Celso il polittico Averoldi) si formarono i maestri della pittura bresciana del Rinascimento: Vincenzo Foppa (1427-1515), Gian Girolamo Savoldo (1480-1550) considerato il precursore di Caravaggio, Gerolamo da Romano (1486-1560) detto il Romanino, Alessandro Bonvicino (1498-1554) detto il Moretto e considerato il Raffaello bresciano. Intorno alla metà del XVI secolo i veneziani, per proteggere meglio il castello, separarono il colle Cidneo dal monte Maddalena scavando un profondo vallo dando origine a quella che oggi è via Turati. Nel 1604 fu demolita l'antica basilica paleocristiana di San Pietro de Dom ormai in condizioni pericolanti e posta la prima pietra del Duomo Nuovo. La costruzione del Duomo Nuovo ha richiesto circa 230 anni e presenta una facciata in stile barocco con alcuni elementi in stile neoclassico. L'interno presenta una pianta a croce greca con un'unica navata a contorno dell'ampio centro dell'edificio sormontato dalla cupola. Con il trattato di Campoformio stipulato con Napoleone, Brescia entrò a far parte della Repubblica Cisalpina e nel 1815 passò a far parte del regno Lombardo-Veneto. Nel periodo risorgimentale nei giorni dal 23 marzo al 1 aprile 1849 (periodo indicato come le dieci giornate di Brescia) avvenne la sommossa popolare della cittadinanza bresciana contro l'oppressione austriaca. Vi furono sanguinosi combattimenti e la città subí numerosi attacchi e bombardamenti provenienti dalla guarnigione asseragliata nel castello. Con questa resistenza la città di Brescia si guadagnò il nome di Leonessa d'Italia. Nel 1864 Vittorio Emanuele II donò alla città il monumento in marmo Bell'Italia in onore ai caduti delle Dieci giornate di Brescia che fu posto nel lato nord-est di piazza Loggia. Sul basamento a base quadrata della statua sono istoriati, a bassorilievo, gli avvenimenti più importanti delle dieci giornate: l'insurrezione in piazzetta Tito Speri, il combattimento a Porta Torrelunga, la fucilazione degli insorti catturati e i funerali dei caduti. A partire dalla costruzione della seconda cinta muraria medioevale (verso la metà del XIII secolo) la vita della città e la struttura urbana complessiva con le varie trasformazioni dovute alle diverse vicende storiche è stata sempre contenuta all'interno di questo spazio.
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Ma verso la fine del XIX secolo si verifica un tumultoso periodo di trasformazione della città, sorgono fabbriche, nuove vie di comunicazione, la linea ferroviaria Milano-Venezia, una forte crescita della popolazione e la città straripa oltre i confini delle mura. Il 19 maggio 1887 il Consiglio Comunale approva una serie di demolizioni delle mura, degli spalti e delle porte. Negli anni successivi la demolizione delle mura fu realizzata quasi totalmente conservando soltanto il tratto attorno a Canton Mombello e la parte dei bastioni attorno al castello. Resta un forte rammarico per questa distruzione delle mura che ha cancellato una parte importante della storia della città. Al posto delle mura furono realizzati grandi viali di circonvallazione per agevolare il traffico. Nel 1929 viene approvato un piano regolatore per il centro storico che prevedeva di realizzare una nuova grande piazza nel centro della città. E nel 1932 venne realizzata dall'architetto Marcello Piacentini la piazza Vittoria demolendo una parte del centro storico medievale del quartiere del Carmine. Nello stesso periodo vengono coperti i torrenti Garza, Garzetta, Celato e Molin del Brolo che per molti secoli avevano condizionato l'urbanizzazione della città. Ad esempio, all'inizio il corso del Garza entrava nella cerchia delle mura medioevali dalla porta Pile percorreva l'attuale via San Faustino, passava sotto la chiesa di Sant'Agata e quindi affiancava l'attuale via Gramsci, uscendo nella campagna a meridione della città. Con la costruzione delle mura venete il corso del Garza fu deviato nella fossa attorno alle mura, immettendolo nel Naviglio fra Canton Mombello e San Polo.