Indice
Un breve sguardo storico di Brescia
Una passeggiata per le vie di Brescia
L'arco a tutto sesto
Circonferenza e cerchio
Arco a sesto acuto
Costruzione geometrica di un arco gotico
Circonferenza per tre punti
Arco a tutto sesto e un arco gotico equilatero
Un modo nuovo di vedere un arco gotico
Bifora
L'arbelo di Archimede
Archi trilobati
Costruzione di un arco trilobato
Uno strano arco trilobato in piazza Paolo VI
Tangente
Vicolo delle due torri
Arco polilobato
Il ritorno all'arco a tutto sesto
Leonardo da vinci e l'arco a tutto sesto
Arco a tutto sesto ribassato
Costruzione di un arco ribassato
Arco policentrico a tre centri
Costruzione di un arco policentrico a tre centri
Arco semiellittico
L'arco di via trieste è semiellittico o policentrico?
Costruzione di un arco semiellittico
Arco perfetto
Scala a chiocciola
Spirali
La spirale di Archimede
Costruzione approssimata di una spirale di Archimede
La spirale di Archimede e la progressione aritmetica
Due famosi problemi di geometria
La spirale meravigliosa
Frattali
Spirale logaritmica aurea
Spirali poligonali
Il problema dei quattro cani
L'illusione di James Fraser
Spirale iperbolica
Spirale di Fermat
Spirale di Lituus
Spirale di Cornu o clotoide
Volta a botte
Una superficie sviluppabile
Volta a crociera
Simmetria assiale
Simmetria assiale e specchi
Simmetria rotazionale
Simmetria assiale e rotazionale
Composizione di simmetrie
Composizione di simmetrie
Decorazioni nel santuario di S. Maria delle Grazie
Rosoni
Movimenti
Composizione di isometrie
Fregi
Tassellazioni regolari e semiregolari
Tassellazioni non regolari con poligoni convessi
La tassellazione come forma d'arte
Gli schemi delle tassellazioni
Studio di una pavimentazione
Tassellazioni e camera di specchi
Un breve sguardo storico di Brescia
Le origini di Brescia risalgono alla tarda età del Bronzo, tra il XIV e il XIII secolo a.C., quando i Liguri si insediarono sul colle Cidneo. Da loro deriva anche il nome antico della città: Brixia, probabilmente collegato al termine ligure bric, che indicava una "montagna scoscesa".
Nel IV secolo a.C. arrivarono i Celti, e Brescia divenne la capitale dei Galli Cenomani. La nuova comunità si sviluppò ai piedi del colle, verso sud, dando vita a un abitato più esteso e organizzato.
Nel 49 a.C. Brixia entrò ufficialmente nel territorio romano e ai suoi abitanti fu concessa la cittadinanza. La città assunse cosí l'aspetto tipico dei centri romani: una pianta ortogonale, strade regolari e una cinta muraria che ne definiva i confini.
Le mura seguivano un percorso intorno alla città. A nord correvano lungo le pendici del colle Cidneo, dove sorgeva un importante tempio romano; a ovest scendevano fino alla porta Milanese, l'attuale torre di Porta Bruciata, cosí chiamata dopo l'incendio del 1184. Da lí proseguivano lungo l'odierna via X Giornate fino alla porta Paganora. A sud il tracciato coincideva con gli attuali portici di corso Zanardelli e con via Antiche Mura e via Tosio, fino alla porta Cremonese. Infine, verso est, le mura risalivano il colle lungo l'attuale via Brigida Avogadro, passando per la porta San Andrea, per poi richiudersi nei pressi dell'odierna porta Venezia.
La mappa che segue mostra il perimetro dell'antico centro romano e le principali porte di accesso, permettendo di visualizzare come la città si sviluppasse soprattutto nella parte orientale dell'attuale centro storico.
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I due assi principali della città romana erano il decumano massimo e il cardo massimo.
Il decumano massimo attraversava Brescia in direzione est‑ovest e corrisponde all'attuale via dei Musei. A est terminava presso la porta San Andrea, mentre a ovest raggiungeva la porta Milanese, oggi nota come torre di Porta Bruciata.
Lungo questo asse, nel 73 d.C., l'imperatore Vespasiano fece costruire il Tempio Capitolino, dedicato a Giove, Giunone e Minerva. Il tempio si affacciava sul foro romano, l'attuale piazza del Foro, cuore della vita pubblica.
Sul lato sud del foro sorgeva la basilica, sede delle attività commerciali, bancarie, giudiziarie e oratorie. I suoi resti, riportati alla luce grazie ai restauri di fine Novecento, sono oggi visibili in piazza Giovanni Labus, proprio dietro l'antica struttura.
Tempio e basilica erano collegati da due lunghi porticati con alte colonne marmoree, che delimitavano la piazza a est e a ovest. Sul lato occidentale, al posto di una domus, venne costruito un ampio complesso termale, i cui resti sono oggi visitabili nei sotterranei di Palazzo Martinengo Cesaresco, all'incrocio tra via dei Musei e piazza del Foro.
A nord‑est, addossato alla collina, si apriva il teatro romano, con la sua caratteristica forma a semicerchio.
Come in ogni città romana, il foro rappresentava il centro della vita civile, sociale e politica: un luogo di incontro, scambio e rappresentazione del potere. L'immagine seguente mostra una ricostruzione del complesso monumentale: il tempio, il teatro, il decumano massimo, la basilica e l'intera piazza del foro.
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Il cardo massimo era l'asse viario che attraversava la città in direzione nord‑sud e corrisponde all'attuale via Agostino Gallo. A sud terminava presso la porta Cremonese, uno degli accessi principali alla Brescia romana.
Con la caduta dell'Impero romano e l'inizio delle invasioni barbariche, la città entrò in un lungo periodo di declino. Nel 452 d.C. gli Unni guidati da Attila saccheggiarono Brescia, incendiando gli edifici del potere romano e distruggendo il Tempio Capitolino. Le ricche domus vennero devastate o abbandonate, e una frana scesa dal colle Cidneo ricoprí ciò che restava del tempio e del foro.
Per secoli il complesso rimase nascosto sotto metri di detriti e costruzioni successive, finchè nel 1823 il Tempio Capitolino fu riportato alla luce grazie alla demolizione delle case popolari che occupavano l'area sopraelevata.
Tre anni dopo, nel 1826, in un'intercapedine tra il tempio e il colle Cidneo vennero rinvenuti numerosi reperti romani, tra cui la celebre Vittoria Alata, una statua in bronzo del I secolo d.C. divenuta uno dei simboli della città. Il tempio fu parzialmente ricostruito tra il 1935 e il 1938, restituendo a Brescia uno dei più importanti complessi archeologici dell'Italia settentrionale. La fotografia seguente mostra l'aspetto attuale del Tempio Capitolino, cosí come oggi si presenta dopo i restauri.
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Durante i restauri del complesso archeologico venne anche consolidata l'unica colonna del foro rimasta integra, ancora oggi ben visibile in piazza del Foro. La sua presenza permette di osservare chiaramente la differenza tra il livello del suolo romano e quello attuale, molto più elevato.
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Nel 568 i Longobardi invasero l'Italia e Brescia divenne sede di un importante ducato. Qualche secolo più tardi, nel 753, Desiderio — duca di Brescia e futuro ultimo re dei Longobardi — fondò insieme alla moglie Ansa il monastero benedettino di San Salvatore. Il monastero sorse sui resti di un antico quartiere residenziale romano e, nel corso dei secoli, fu oggetto di ampliamenti e ricostruzioni che ne modificarono profondamente l'aspetto. Oggi il complesso si sviluppa attorno a tre chiostri e comprende tre chiese di epoche diverse:
- la basilica longobarda di San Salvatore (VIII secolo),
- la chiesa romanica di Santa Maria in Solario (XII secolo),
- la chiesa rinascimentale di Santa Giulia (XVI secolo).
La fotografia seguente mostra l'attuale aspetto della chiesa di Santa Giulia, parte integrante del grande complesso monastico che oggi ospita il Museo di Santa Giulia, patrimonio UNESCO.
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Le chiese del complesso monastico, riccamente affrescate da Floriano Ferramola (1478‑1528), costituiscono il cuore artistico di San Giulia. Le loro decorazioni, ancora oggi ben conservate, testimoniano la vitalitò culturale del monastero nei secoli.
Durante gli scavi archeologici nell'area monastica sono emersi anche i resti di un gruppo di antiche domus romane, note come Domus dell'Ortaglia perchè si trovavano sotto gli orti coltivati dalle monache. Le domus presentano ambienti di rappresentanza, spazi privati e locali di servizio, con mosaici pavimentali e affreschi parietali sorprendentemente ben conservati. Questi ritrovamenti permettono di ricostruire la vita quotidiana delle famiglie benestanti della Brescia romana e mostrano come il monastero medievale si sia innestato su un tessuto urbano molto più antico. La fotografia seguente mostra uno dei mosaici pavimentali rinvenuti nelle Domus dell'Ortaglia, esempio della raffinatezza decorativa che caratterizzava le abitazioni romane.
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Il Parco archeologico di Brescia romana e il complesso monastico di San Salvatore - Santa Giulia, entrambi situati lungo l'antico decumano massimo (l'attuale via dei Musei), sono stati dichiarati Patrimonio dell’Umanità UNESCO nel giugno 2011. Il monastero di San Salvatore – Santa Giulia ospita oggi il Museo della Città, che conserva oltre 12.000 reperti e permette di ripercorrere la storia di Brescia dai Galli Cenomani fino al XVIII secolo. Secondo il racconto del Manzoni, proprio qui si rifugiò Ermengarda, figlia di Desiderio, dopo essere stata ripudiata da Carlo Magno.
Nel 773 Carlo Magno pose fine al dominio longobardo in Italia, diventando re dei Franchi e dei Longobardi. In questo periodo molte chiese e nuovi edifici furono costruiti riutilizzando materiali provenienti dal foro romano e dalle antiche domus. Il centro della città, ormai devastato, venne spostato verso ovest, nell'area dell'attuale piazza Paolo VI, dove sorsero le due cattedrali cittadine — San Pietro de Dom (cattedrale estiva) e Santa Maria Maggiore (cattedrale invernale) — insieme al battistero di San Giovanni. Con il progressivo disgregarsi del Sacro Romano Impero carolingio, il sistema feudale entrò in crisi e molte città italiane rivendicarono la propria autonomia. Anche Brescia seguí questo percorso e nel 1090 nacque il Comune, le cui prime assemblee si tenevano sotto una loggia di legno nell’attuale piazza Paolo VI.
Nel conflitto tra Papato e Impero per la questione delle investiture, Brescia si schierò con il Papa, assumendo una posizione guelfa. Nel 1152 salí al trono di Germania Federico I Barbarossa, che tre anni dopo fu incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Determinato a sottomettere i comuni guelfi, scese più volte in Italia con un potente esercito.
Nel 1158 Brescia fu assediata: dopo quindici giorni di resistenza la città dovette arrendersi e l'imperatore ordinò l'abbattimento delle mura e delle torri. La risposta dei comuni guelfi non tardò: nel 1167, a Pontida, Brescia e altre città fondarono la Lega Lombarda, un'alleanza militare contro il Barbarossa. Lo scontro decisivo avvenne a Legnano, il 29 maggio 1176, dove l'esercito della Lega — guidato dal leggendario Alberto da Giussano — sconfisse l'imperatore. Con la pace di Costanza del 1183, il Barbarossa riconobbe ai comuni la loro autonomia.
Il periodo di pace portò a un forte sviluppo economico e urbanistico: venne costruita la prima cerchia di mura comunali (via Battaglie, via della Pace, corso Palestro, corso Magenta, saliente del Rebuffone), furono sistemate le strade, edificati nuovi palazzi e bonificata la zona occidentale della città. A difesa della vecchia porta San Giovanni fu eretta la torre della Pallata, all'incrocio tra via Mameli e via Pace. La torre deve il suo nome ai robusti pali su cui fu costruita, necessari perchè l'area era paludosa. Nel XVI secolo, ai suoi piedi venne realizzata una fontana ornata da quattro statue: in alto Brescia armata, ai lati i fiumi Mella e Garza, e al centro un tritone che versa l'acqua nella vasca sottostante. La fotografia seguente mostra l'imponente torre della Pallata, uno dei simboli più riconoscibili della Brescia medievale.
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In età comunale Brescia divenne un importante centro artigianale, rinomato soprattutto per la lavorazione dei metalli e per la produzione di armi. In questo periodo iniziò anche l'attività della zecca cittadina, segno della crescente autonomia economica e politica.
Nel 1223 il Comune avviò la costruzione del palazzo del Broletto, utilizzando come area un cortile cintato situato accanto alla chiesa di San Pietro de Dom. Il primo edificio, chiamato Palatium Novum Majus ("nuovo palazzo grande"), fu progettato per unire due torri preesistenti: la torre del Popolo o del Pègol (1187) e la torre dei Poncarali (1198), che in seguito venne abbassata e inglobata nella struttura. Sul lato occidentale il palazzo si affaccia sulla piazza con la Loggia delle Grida, una balconata dalla quale venivano proclamati gli annunci ufficiali alla cittadinanza.
Verso la fine dell'XI secolo la basilica di Santa Maria Maggiore fu demolita per far posto al Duomo Vecchio, detto anche Rotonda per la sua caratteristica pianta circolare. L'edificio, ancora oggi uno dei simboli più riconoscibili della città, rappresenta uno dei più importanti esempi di architettura romanica in Italia settentrionale. La fotografia seguente mostra l'aspetto attuale del Duomo Vecchio, con la sua inconfondibile struttura cilindrica.
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Nel 1232 fu completato il secondo edificio del complesso, il Palatium Novum Minus, che occupa il lato orientale del cortile. Insieme al Palatium Novum Majus, le due strutture formavano un quadrilatero con un cortile interno circondato da portici su tre lati e chiuso a nord da una muraglia. Per molti secoli il palazzo del Broletto rappresentò per i bresciani la sede del potere civile e il simbolo dell'autonomia comunale. La vicina piazza Paolo VI divenne cosí la "piazza dei due poteri", dove convivevano l'autorità religiosa e quella civile.
Tra il 1237 e il 1254 venne costruita la seconda cerchia di mura comunali, che ampliò notevolmente il perimetro urbano. Le mura scendevano dal colle Cidneo lungo l'attuale via Brigida Avogadro e via Boifava fino alla zona del Rebuffone, dove si trovava la porta di San Matteo per Verona. Da qui proseguivano verso sud lungo le vie Spalti San Marco e Vittorio Emanuele, con le porte Cremona (oggi sbocco di corso Cavour), Torzani (imbocco di via Gramsci) e San Nazaro (imbocco di corso Martiri della Libertà).
Risalendo verso nord, il tracciato seguiva via dei Mille e via Calatafimi, dove si aprivano la porta nuova di Campibassi (incrocio con via Cairoli), la porta San Giovanni (imbocco di corso Garibaldi) e la porta Nuova dell'Albera (incrocio con contrada del Carmine). Infine, le mura tornavano verso il colle Cidneo passando per via Silvio Pellico e via Pile, con la porta di Sant'Eustachio (incrocio con via Marsala) e la porta Pile (incrocio con via San Faustino).
Il colle Cidneo era un luogo sacro fin dall'antichità: per i Cenomani, per i Romani e poi per la Chiesa. Sulla sua sommità sono stati rinvenuti i resti di un tempio romano e della basilica di San Stefano, della quale la torre Mirabella costituiva una delle due torri della facciata. Tra l'XI e il XIII secolo il colle fu oggetto della prima vera fortificazione, con cinte murarie e torri difensive.
Nel 1258 il ghibellino Ezzelino da Romano sconfisse i bresciani sull'Oglio e conquistò la città. Come segno tangibile del dominio ghibellino fece mozzare molte torri appartenenti alle famiglie guelfe. Una testimonianza ancora visibile è la torre d'Ercole, in via Cattaneo, costruita nel XII secolo dalla famiglia Palazzi all’incrocio tra il decumano massimo e il cardo, su antiche rovine romane.
L'anno successivo Ezzelino fu sconfitto e gravemente ferito dalle milizie guelfe; morí pochi giorni dopo, ponendo fine al suo breve ma durissimo dominio. La fotografia seguente mostra la torre d'Ercole mozzata, simbolo delle lotte tra guelfi e ghibellini che segnarono profondamente la storia medievale di Brescia.
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Dopo la caduta di Ezzelino da Romano, Brescia ritrovò la libertà e tornò a essere un libero Comune. Tuttavia, verso la fine del XIII secolo, le istituzioni comunali entrarono in crisi: le corporazioni difendevano i propri privilegi, le famiglie nobili erano divise da rivalità interne e le numerose cariche pubbliche, invece di collaborare, finivano per ostacolarsi a vicenda. Le fazioni guelfe e ghibelline alimentavano ulteriormente il caos politico.
In questo clima di instabilità emerse una nuova figura: il Signore, che si poneva al di sopra delle parti e aveva il compito di far rispettare le leggi e porre fine ai conflitti. Le assemblee popolari e i consigli comunali continuarono a esistere, ma la decisione finale spettava al Signore, che spesso trasmetteva il potere ai propri eredi, comportandosi come un vero e proprio principe.
Nel 1263 Carlo I d'Angiò accettò la corona di Sicilia offertagli da papa Urbano IV e intervenne in Italia nella lotta contro i ghibellini e la casa di Svevia, che governava il regno con il re Manfredi. Dopo aver sconfitto Manfredi nella battaglia di Benevento (1266), Carlo conquistò il regno di Sicilia e cercò di estendere il suo dominio sull'intera penisola. Nel 1270 sottomise Torino e Alessandria e, con l'appoggio dei guelfi, divenne signore di Brescia, governando per dodici anni.
Nel 1282, grazie all'azione del capo guelfo Tebaldo Brusato, il vescovo Berardo Maggi salí al potere e riportò per molti anni pace e stabilità in città. Durante il suo governo ampliò il Broletto verso nord, fino all'attuale via dei Musei, inglobando anche la chiesa gotica di Sant'Agostino, della quale è ancora visibile la facciata con l'ampio rosone e le cornici in cotto. Fece inoltre costruire un grande salone sopra i portici del lato ovest: la differenza dei materiali — mattoni rossi invece della pietra — rende ancora oggi evidente l'ampliamento.
Alla morte di Berardo Maggi, il potere passò a Tebaldo Brusato, che governò fino al 1311, quando Brescia fu assediata e conquistata dopo quattro mesi dal re di Germania Enrico VII, noto come Arrigo VII. L'imperatore fece abbattere nuovamente le torri cittadine, eccetto quella della Pallata, e confiscò tutte le proprietà comunali, incluso il Broletto.
Arrigo VII tentò di restaurare il Sacro Romano Impero e riuscí a farsi incoronare imperatore nel 1312, ma morí poco dopo durante una spedizione contro la Firenze guelfa. Brescia entrò cosí in un nuovo periodo di instabilità, passando sotto diverse Signorie.
Dal 1339 al 1402 la città fece parte del ducato di Milano sotto la signoria dei Visconti, che trasformarono il Broletto in una struttura militare. Un passaggio aereo, costruito sopra l'attuale via dei Musei, collegava il palazzo alle residenze delle truppe. Temendo rivolte popolari, i Visconti realizzarono un sistema di fortificazioni che divideva la città da nord a sud.
A questo periodo risale la Cittadella Nuova, una cinta muraria aggiuntiva situata a sud‑ovest del colle Cidneo, in corrispondenza delle attuali vie X Giornate, Mazzini e corso Zanardelli. La cittadella inglobava i centri del potere: il Broletto (politico), le basiliche (religioso) e il castello (militare). Ancora oggi sono visibili i resti del fossato visconteo sul lato est del Broletto.
Furono i Visconti a dare al colle Cidneo l'aspetto di una vera fortezza, costruendo un sistema difensivo con sei torri e il Mastio, posto sulla sommità vicino alla torre Mirabella. Il Mastio, residenza del capitano di guarnigione, era circondato da mura, protetto da una fossa e collegato da un ponte levatoio. Una strada del soccorso garantiva una via di fuga in caso di assedio. Oggi il Mastio ospita un importante museo di armi antiche.
Alla morte di Giangaleazzo Visconti, le lotte tra guelfi e ghibellini riesplosero e Brescia fu occupata da Pandolfo Malatesta, capitano d'armi al servizio dei Visconti. Alleatosi con i guelfi, ottenne la signoria della città con l'assenso di Caterina Visconti. Malatesta governò per diciassette anni, risiedendo nella parte settentrionale del Broletto. Fece costruire nel piccolo cortile settentrionale un portico con archi gotici e aggiunse, sui lati ovest e nord, una serie di merli a protezione del camminamento. In questo periodo la popolazione bresciana era di circa 8.000 abitanti.
Nel 1421 i Visconti sconfissero Malatesta a Montichiari e ripresero il controllo della città. Il loro ritorno, però, suscitò malcontento e dopo cinque anni i bresciani, con l'aiuto dei Veneziani, li cacciarono. Iniziò cosí il dominio veneziano, che segnò la nascita della Brescia rinascimentale. In quest'epoca, nell'area esterna all'antica porta per Milano della cinta romana, venne realizzata una nuova piazza — l'attuale piazza della Loggia — e il nuovo centro politico della città: il Palazzo della Loggia. La fotografia seguente mostra il Palazzo della Loggia, simbolo della Brescia veneziana e del suo splendore rinascimentale.
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Il Palazzo della Loggia, iniziato nel 1492 e completato nel 1570, fu la sede dell'amministrazione della giustizia durante la dominazione veneziana e oggi rappresenta l'edificio simbolo della città, oltre che la sede del Comune.
La facciata, interamente rivestita in marmo di Botticino, presenta nella parte inferiore un ampio porticato — la loggia — suddiviso in nove campate sorrette da colonne. Le volte a crociera e le tre grandi arcate a tutto sesto, aperte sui lati principali, conferiscono all'edificio un aspetto solenne e armonioso. La piazza antistante, di forma rettangolare con un rapporto 1:2 tra larghezza e lunghezza, è uno degli spazi urbani più eleganti della città. Sul lato meridionale si susseguono il Monte Nuovo di Pietà, l'Arco del Salarolo, il Monte Vecchio di Pietà, la Loggetta e le Carceri.
Le facciate di questi edifici ospitano 23 epigrafi romane e 5 lapidi del XV secolo dedicate alla fedeltà di Brescia a Venezia: un insieme che costituisce il più antico museo lapidario a cielo aperto d’Italia. La Loggetta, che collega il Monte Vecchio di Pietà alle Carceri, presenta al piano terra due grandi aperture ad arco a tutto sesto, sostenute al centro da una colonna rialzata su un piedistallo e lateralmente da peducci. Sopra gli archi si aprono sette finestre, anch'esse a tutto sesto: tre per lato rispetto alla finestra centrale, più ampia delle altre. In corrispondenza dell'arco centrale si trova una nicchia che ospita una statua in marmo raffigurante la Brescia armata, simbolo della fierezza e dell'identità cittadina. La fotografia seguente mostra la Loggetta, uno degli elementi architettonici più raffinati dell'intero complesso rinascimentale.
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Di fronte al Palazzo della Loggia si estendono i portici rinascimentali, che definiscono il lato settentrionale della piazza. Al centro della loro facciata si innalza la Torre dell’Orologio, uno degli elementi più caratteristici dell’intero complesso. L'orologio, realizzato tra il 1544 e il 1546, non si limita a segnare le ore: il suo quadrante presenta infatti un complesso meccanismo astronomico, capace di indicare le fasi lunari e altri elementi del calendario celeste, secondo la tradizione degli orologi monumentali rinascimentali. La fotografia seguente mostra la Torre dell'Orologio, con il suo elegante quadrante e la struttura che domina armoniosamente la piazza.
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Il quadrante dell'orologio fu progettato seguendo il sistema geocentrico tolemaico, che poneva la Terra al centro dell'Universo, e si basava sul calendario giuliano, allora in vigore, prima della riforma introdotta da papa Gregorio XIII nel 1582. Al centro del quadrante è raffigurata la Terra, mentre la faccia raggiata del Sole compare sulla lancetta delle ore: con il suo movimento indica il percorso giornaliero dell'astro. Attorno al quadrante si trova la corona zodiacale, decorata con le dodici costellazioni dello Zodiaco. Il suo movimento è sincronizzato con quello del Sole, cosí da mostrare in quale segno zodiacale esso si trovi. Un dettaglio curioso riguarda l'ingresso del Sole in Ariete, cioè l'Equinozio di Primavera: nel quadrante è collocato all’11 marzo, data corrispondente al calendario giuliano, e non al 21 marzo del calendario gregoriano. Nel quadrante è presente anche un piccolo foro che indica le fasi lunari, completando cosí il complesso sistema astronomico dell’orologio.
Sulla sommità della torre furono collocate due statue in bronzo alte circa due metri, che battono le ore sulla campana con i loro martelli. I bresciani le chiamano affettuosamente I macc de le ure ("i matti delle ore"), e la tradizione popolare li ha ribattezzati Tone e Batesta.
Un altro capolavoro del Rinascimento bresciano è la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, costruita nel XV secolo lungo l'attuale corso Martiri della Libertà. La tradizione racconta che nel 1484, su una parete di un'abitazione privata, un'immagine mariana compí un miracolo: l'evento attirò numerosi fedeli e nel 1488 fu posta la prima pietra del santuario.
La facciata della chiesa, in elegante marmo di Botticino, è decorata da raffinati bassorilievi realizzati dalle stesse maestranze che lavoravano al Palazzo della Loggia, creando un legame artistico tra i due edifici simbolo del Rinascimento cittadino. La fotografia seguente mostra la chiesa di Santa Maria dei Miracoli, con la sua splendida facciata scolpita.
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Durante la dominazione veneziana, il secondo circuito delle mura comunali fu notevolmente rafforzato. Per ragioni di sicurezza militare vennero demoliti tutti gli edifici circostanti per circa un miglio, creando un'ampia fascia di rispetto. Anche la fortezza del colle Cidneo subí importanti trasformazioni: furono costruiti quattro bastioni (San Faustino, San Marco, San Pietro e Pusterla), le torri vennero modificate passando da pianta quadrata a circolare — più resistente ai colpi di cannone — e furono edificati il Piccolo Miglio e il Grande Miglio, destinati al deposito delle vettovaglie (oggi il Grande Miglio ospita il Museo del Risorgimento). L'ingresso monumentale del castello venne arricchito con un grande Leone di San Marco e gli stemmi dei rettori veneti.
Il 14 maggio 1509, nella battaglia di Agnadello, l'esercito veneziano fu sconfitto dai francesi e pochi giorni dopo, il 23 maggio, Luigi XII entrò trionfalmente a Brescia. Il nuovo governo francese non fu ben accolto e il 3 febbraio 1512 scoppiò una rivolta che costrinse i soldati francesi a rifugiarsi nel castello. Nella notte tra il 18 e il 19 febbraio, l'esercito francese guidato da Gaston de Foix, nipote di Luigi XII, penetrò nel castello attraverso la Strada del Soccorso. Il giorno seguente, il 19 febbraio 1512, è ricordato come il Sacco di Brescia: circa 12.000 soldati francesi saccheggiarono la città, uccidendo migliaia di civili e devastando anche i luoghi di culto.
Durante il massacro, nel Duomo Vecchio, il dodicenne Niccolò Fontana fu colpito alla mascella e al palato da un colpo di spada. La ferita gli causò una difficoltà permanente nel parlare, motivo per cui fu soprannominato Tartaglia, nome che egli stesso adottò. Tartaglia divenne uno dei più importanti matematici del Cinquecento, contribuendo in modo decisivo alla soluzione delle equazioni di terzo grado. Una lapide sul Duomo Vecchio ricorda il suo destino e gli eventi del Sacco; nel 1918 gli fu dedicato un monumento in piazza Santa Maria Calchera.
Il 27 maggio 1516 Brescia tornò sotto il dominio veneziano, che durò fino al 1797. Sotto la Serenissima la città godette di ampia autonomia: le magistrature municipali erano affidate ai bresciani, mentre il capitano (responsabile delle forze militari) e il podestà (capo della vita politica e giudiziaria) erano rappresentanti della Repubblica. Le famiglie nobiliari mantennero i loro privilegi e costruirono lussuose dimore entro le mura. In questo clima fiorí la pittura rinascimentale bresciana, influenzata dai grandi maestri veneziani come Tiziano, autore tra il 1520 e il 1522 del celebre Polittico Averoldi per la chiesa dei Santi Nazaro e Celso. Da questa scuola nacquero artisti come Vincenzo Foppa, Gian Girolamo Savoldo (considerato un precursore di Caravaggio), Gerolamo Romanino e Alessandro Bonvicino, detto il Moretto, definito il “Raffaello bresciano”.
Intorno alla metà del XVI secolo i veneziani, per proteggere meglio il castello, separarono il colle Cidneo dal monte Maddalena scavando un profondo vallo, da cui deriva l'attuale via Turati. Nel 1604 fu demolita l'antica basilica paleocristiana di San Pietro de Dom, ormai pericolante, e venne posta la prima pietra del Duomo Nuovo. La costruzione richiese circa 230 anni: la facciata presenta forme barocche con elementi neoclassici, mentre l'interno, a croce greca, è dominato da una grande cupola.
Con il trattato di Campoformio (1797), Brescia entrò nella Repubblica Cisalpina e nel 1815 passò al Regno Lombardo‑Veneto. Nel periodo risorgimentale, tra il 23 marzo e il 1° aprile 1849, la città fu protagonista delle celebri Dieci Giornate di Brescia, una rivolta popolare contro l’oppressione austriaca. I combattimenti furono sanguinosi e la città subì pesanti bombardamenti provenienti dal castello. Per il coraggio dimostrato, Brescia fu chiamata Leonessa d’Italia.
Nel 1864, re Vittorio Emanuele II donò alla città il monumento in marmo Bell'Italia, dedicato ai caduti delle Dieci Giornate. La statua, collocata nel lato nord‑est di piazza Loggia, poggia su un basamento quadrato decorato con bassorilievi che narrano i momenti più significativi della rivolta: l'insurrezione in piazzetta Tito Speri, il combattimento a Porta Torrelunga, la fucilazione degli insorti e i funerali dei caduti. A partire dalla costruzione della seconda cinta muraria medievale, verso la metà del XIII secolo, la vita della città e la sua struttura urbana — pur trasformandosi nei secoli — sono rimaste sempre contenute entro questo perimetro. La fotografia seguente mostra un'antica pianta della città racchiusa dalle mura veneziane.
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Verso la fine del XIX secolo Brescia attraversò un periodo di profonde trasformazioni. La nascita delle fabbriche, l'apertura di nuove vie di comunicazione e la realizzazione della linea ferroviaria Milano‑Venezia portarono a una forte crescita della popolazione. La città iniziò cosí a espandersi oltre i confini delle antiche mura.
Il 19 maggio 1887 il Consiglio Comunale approvò un vasto piano di demolizioni che interessò le mura, gli spalti e le porte cittadine. Negli anni successivi le mura vennero quasi completamente abbattute, ad eccezione del tratto attorno a Canton Mombello e dei bastioni che circondano il castello. La perdita di questo patrimonio storico è ancora oggi motivo di rammarico, poichè cancellò una parte significativa dell'identità urbana. Al posto delle mura furono realizzati ampi viali di circonvallazione, pensati per agevolare il traffico e accompagnare la crescita della città moderna.
Nel 1929 venne approvato un nuovo piano regolatore per il centro storico, che prevedeva la creazione di una grande piazza monumentale. Nel 1932, l'architetto Marcello Piacentini realizzò piazza Vittoria, demolendo una parte del quartiere medievale del Carmine per far posto al nuovo spazio urbano, simbolo dell'architettura razionalista. Nello stesso periodo furono coperti i torrenti Garza, Garzetta, Celato e Molin del Brolo, che per secoli avevano condizionato lo sviluppo della città. Il corso del Garza, in particolare, ebbe un ruolo fondamentale nella storia urbana: inizialmente entrava nella città medievale dalla porta Pile, percorreva l'attuale via San Faustino, passava sotto la chiesa di Sant'Agata e affiancava l'odierna via Gramsci, per poi uscire verso sud. Con la costruzione delle mura venete, il Garza fu deviato nella fossa esterna e immesso nel Naviglio tra Canton Mombello e San Polo, modificando radicalmente il suo percorso originario.