La soluzione di una equazione lineare

I principi di equivalenza permettono di risolvere facilmente un'equazione lineare in un'incognita utilizzando solo quattro semplici passaggi. Ad esempio, vediamo i possibili passaggi per risolvere l'equazione:

5 + 3(x − 4) − 2x = 4x + 2(x − 1)

  • Primo passo: Eliminare, se ci sono, i denominatori e sviluppare i due membri dell'equazione.

    Nel nostro caso dobbiamo solo sviluppare i due membri:

    5 + 3x − 12 − 2x = 4x + 2x − 2

  • Secondo passo: Trasportare al primo membro i termini che contengono l'incognita e al secondo i termini noti (in pratica si applica il primo principio di equivalenza).

    3x − 2x − 4x − 2x = − 2 − 5 + 12

  • Terzo passo: Sommare i termini simili pervenendo necessariamente a un'equazione del tipo ax = b dove a è la somma algebrica dei coefficienti e b è la somma algebrica dei termini noti.

    − 5x = 5

  • Quarto passo: Se a è diverso da zero dividere entambi i membri per a ottenendo la soluzione (in pratica si applica il secondo principio di equivalenza).

    (− 5x) : (− 5) = 5 : (− 5)     cioè     x = − 1

Dunque, applicando questi quattro passi ad un'equazione di primo grado nell'incognita x si arriva sempre all'equazione equivalente del tipo:

ax = b

dove a e b sono due numeri reali.

L'equazione ax = b è detta forma normale o canonica delle equazioni di primo grado.

L'equazione ax = b contempla tre possibilità che dipendono dai valori di a e b:

  • a ≠ 0

    L'equazione ha un'unica soluzione, si dice che l'equazione è determinata:

  • a = 0 e b ≠ 0

    L'equazione assume la forma 0x = b e nessun valore di x può soddisfarla; si dice che l'equazione è impossibile.

  • a = 0 e b = 0

    L'equazione assume la forma 0x = 0 ed è soddisfatta per ogni valore di x; si dice che l'equazione è indeterminata (cioè è una identità).

© giuseppe sarnataro