Linsegnamento
della geometria: storia e significato di un problema.
(da Didattica delle scienze e informatica nella scuola, aprile 1996, editrice La
Scuola, Brescia.)
1.
Il problema di Torricelli
Vincenzo
Viviani (1622-1703) nel suo De Maximis et
Minimis, dato alla stampa nel 1659, avvertì la necessità di inserire una
appendice per dare spazio alla trattazione di due problemi che avevano attirato
lattenzione dei più noti e valorosi matematici del suo tempo; due problemi
dunque che risultavano, diremmo oggi, di grande attualità.
Il
primo di tali problemi era stato oggetto di una corrispondenza tra Torricelli,
che Viviani definisce summus geometra e
Fermat, Roberval, de Verdus che sempre Viviani reputa tra i migliori matematici
della Gallia per non dire dEuropa. Ma di questo problema si era pure
interessato B.Cavalieri. Da quel che dice Viviani comunque, fu Fermat a proporlo
a Torricelli e questi, pure se non intravide subito la soluzione, di li a poco
lo risolse per più vie e lo propose agli allievi in una forma che corrisponde
alla seguente:
Dato
un triangolo ABC i cui angoli misurano ciscuno meno di 120°, trovare un punto P
tale che la somma PA+PB+PC sia minima.
Viviani
risolse il problema non senza, egli dice, iterati sforzi e riesce anche a
trovarne una soluzione molto elegante e comoda nella comunicazione.
La
soluzione di Viviani è questa: P è il punto che vede o proietta i lati
AB, BC, CA sotto angoli di 120°.
Nel caso del triangolo equilatero la soluzione è molto evidente. P è il baricentro del triangolo. Costruendo il triangolo simmetrico rispetto, ad esempio, al lato AB è facile verificare che PA+PB+PC = CC'.

PA+PB+PC=CC'=
l ![]()
Nel
caso più generale la costruzione è la seguente: sul lato più lungo si
costruisce un triangolo equilatero e si considera la circonferenza ad esso
circoscritta; lintersezione della circonferenza con il segmento CX è il
punto P cercato.
Risulta
ancora che PA+PB+PC = CX ed ha valore minimo.

APC
= APB = BPC = 120°
PA+PB+PC
= CX
Il problema risolto da Viviani non pare abbia suscitato altri interessi anche successivi e rimase nellombra fino a quando J. Steiner (1796-1863) non lo riscoprì per suo conto nel 1837 dandone anche una generalizzazione ritenuta però, in seguito, di scarso interesse e una delle generalizzazioni superficiali che si incontrano spesso nella letteratura matematica.
Il
giudizio sulla generalizzazione operata da Steiner è di R. Courant e H. Robbins
che hanno avuto il merito di riformulare il problema, che impropriamente
attribuiscono a Steiner, e di portarlo allattenzione della comunità
matematica in ragione del largo e meritato successo del loro Che cosè la matematica?. Per trovare - scrivono Courant e
Robbins - la generalizzazione del problema di Steiner che abbia un vero
interesse, si deve abbandonare la ricerca di un solo punto P e proporsi invece
la determinazione del reticolato di
lunghezza totale. In termini matematici diremo: Dati n punti A1, A2,
.... , An, trovare un sistema connesso di segmenti, di minima
lunghezza totale, tale che ogni coppia di puntipossa essere collegata con un
poligono formato da segmenti del sistema.
Limportanza
anche pratica del problema appare chiara se si riflette che i punti possono
essere rappresentativi di città da collegare con una rete stradale o abbonati
di una società telefonica o ancora se si tratta della progettazione di una rete
di tubature o di un circuito elettronico: vi sono tutti gli interessi per
realizzare reti minime che siano cioè le più corte possibili, sia tecnici, sia
di funzionamento, sia ancora economici.
Il
fatto è che al crescere del numero n di punti (n si può assumere come la
misura della dimensione del problema) il problema diventa intrattabile. I tempi
di risoluzione crescono esponenzialmente con n: è cioè un problema NP (non
deterministico in un tempo polinomiale).
Unidea
delle difficoltà può formarsi dallesame della situazione, particolarissima,
di 4 punti disposti ai vertici di un rettangolo, dove occorrono due punti
aggiuntivi, detti anche punti di Steiner

La somma AP+DP+PQ+QB+QC è la lunghezza minima per congiungere i 4 punti A, B, C, D.
o anche dallesame del grafico seguente, rappresentativo del collegamento minimo tra 29 città degli Stati Uniti [i]

fig. Stati Uniti
Il problema con 29 punti è già al limite delle possibilità di elaborazioni di potenti computer.
Sempre si è parlato di risolubilità dei problemi e lantichità ci ha
tramandato anche alcuni classici problemi irrisolubili: la duplicazione del
cubo, la trisezione di un angolo, la irrisolubilità per radicali delle
equazioni algebriche di grado maggiore di quattro. Ma in questa irrisolubilità
verano interessati gli strumenti utilizzabili, ad esempio per la trisezione
di un angolo il compasso e la riga non graduata e i radicali per le equazioni
algebriche di grado maggiore o uguale al quinto.
Ma
se un angolo non è trisecabile con un compasso ed una riga non graduata,
possiamo sempre dire: bene, usiamo il compasso e la riga graduata e per
unequazione algebrica potremmo dire: utilizziamo il metodo di Newton.
Quindi
la risolubilità o meno di un problema è vista in funzione di un metodo
effettivo di calcolo, dellesistenza cioè di un qualsiasi algoritmo di
risoluzione.
Il
decimo problema di Hilbert ad esempio consiste nel fornire un metodo effettivo,
ovvero un algoritmo, per stabilire se una qualsiasi equazione diofantea possiede
o meno una soluzione (se cioè possiede o meno una soluzione fra tutti i numeri)
. La soluzione del problema è negativa: fu dimostrato che un tale metodo
effettivo non esiste. Il decimo problema di Hilbert fu risolto dal lavoro
collettivo di Davis, Putnam e Robinson (1961) e Matijasevic (1970).
Ma
oltre alla risolubilità effettiva esiste però unaltra questione che
interessa ed ha rilevanza pratica notevole: il tempo. Un problema può essere
risolubile in linea di principio ma la sua soluzione richiedere migliaia o
milioni di anni per essere computata. Un esempio immediato è lordinaria
moltiplicazione di numeri interi positivi.
La
moltiplicazione è una operazione che è facile in un verso (calcolare il
prodotto, assegnati due o più numeri) e difficile nel verso opposto. Il
problema di spezzare, frantumare un numero nel prodotto dei suoi fattori primi
è risolubile in linea di principio, in teoria: quasi impossibile, con
riferimento alla durata della vita umana, se si tratta di un numero abbastanza
grande di cento o duecento cifre.
Tanto
per dare un saggio delle difficoltà insite nel problema, provate a scomporre in
fattori primi un numero piccolo, appena cinque cifre: 29083. Procedendo a
mano ci vorrebbe un bel po' di tempo per trovare i due unici fattori primi: 127
e 229. Per verificare che si tratta dei fattori corretti, invece, è sufficiente
meno di un minuto.
Un
problema la cui risposta, mediante una macchina di Turing - schema più generale
per un precedimento effettivo di calcolo - richieda venti miliardi di anni è,
dunque, in linea di principio, risolubile, ma va considerato insolubile ai fini
pratici.
E
questa difficoltà o relativa impossibilità a costituire la chiave di sicurezza
dei codici segreti per la protezione dellinformazione. Nessun codice è, in
linea di principio, indecifrabile, ma è un codice accettabile se, anche usando
i calcolatori più veloci, la spia impiega miliardi di anni per
decrittarli. I crittografi hanno sviluppato una collezione di operazioni di
codificazione, dette funzioni trappola o
unidirezionali , di semplice esecuzione nella direzione in cui il
messaggio viene trasformato in codice, ma che, nella direzione contraria,
richiederebbero miliardi di anni per essere portate a termine, quando cioè
sarebbe caduta e da tempo ogni ragione alla protezione dellinformazione. Un
esempio semplice di operazione di questo tipo, lenta in una direzione e veloce
nella direzione opposta (da cui il nome di trappola) è quello di prendere due o
più numeri primi abbastanza grandi, per esempio composti ognuno di cento o
duecento cifre e moltiplicarli tra loro. Questa operazione di moltiplicazione è
molto semplice per un calcolatore; ma se si mostra alla macchina il risultato e
le si chiede di trovare quei numeri primi che sono i divisori esatti del numero
dato ebbene per trovarli impiegherà decisamente un lungo periodo di tempo,
certo migliaia di anni ( organo di stampa della Mathesis). Ciò suggerisce che
il problema della fattorizzazione è un problema NP (non deterministico in tempo
polinomiale) come lo è il problema della determinazione della rete di lunghezza
minima e tanti altri.
Gli
argomenti ai quali si è accennato prendendo lo spunto dallopera di Viviani e
cioè la risolubilità, la complessità computazionale, gli algoritmi e quindi
la ricorsività, ecc. sono abbastanza attuali ed importanti ed esauriscono ad
esempio un intero tema dei nuovi programmi di matematica previsti per il
triennio della scuola secondaria superiore dal progetto Brocca.
E
per quanto riguarda il discorso geometrico, cui più squisitamente attiene
limpostazione di Viviani, cè da dire che una delle novità più rilevanti
dal punto di vista pedagogico dei nuovi programmi riguarda proprio le modalità
di trattazione della geometria; ad esempio il fatto di riferirsi a limitate
catene di deduzioni ma anche al fatto che la riflessione sulla geometria si
sviluppa nellarco del quinquennio per acquisire nellanno terminale di
studi il valore di una sintesi. Ciò è nato dal fatto, confermato
dallesperienza dei docenti, che difficilmente lo studio della geometria
razionale nei primi due anni della scuola superiore consente allallievo
di avere una visione di insieme della geometria, della sua organizzazione e dei
suoi metodi.
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[i]il grafico è tratto da : Il problema della rete di lunghezza minima di M.W. Bern-R.Graham in LE SCIENZE n.247, marzo 1989.